venerdì 4 agosto 2017

Buon compleanno, Charlie Gard

Oggi Charlie Gard avrebbe compiuto il suo primo anno di vita. La sua vicenda, resa paradossale e atroce da una singolare concomitanza di fattori (può essere utile, tra le altre, la ricostruzione del Corriere della sera), ha commosso il mondo intero.
Ormai non è più il caso di usare la sua storia per rassicurarci con facili capri espiatori; del resto, a questo (s)proposito abbiamo ormai sentito di tutto: i pediatri inglesi negligenti e crudeli, la giustizia cieca, la burocrazia lenta, i genitori troppo protagonisti, il medico americano opportunista, persino un papa reticente ed evasivo… Sulla tua fragile esistenza, caro Charlie, si sono dati appuntamento tutti i fattori che più possono imbrogliare la matassa della vita, insieme a un repertorio di luoghi comuni grossolano e insopportabile. Su quella linea di frontiera esilissima in cui accanimento ed eutanasia si fronteggiano, invece di disporci a una pietà responsabile e solidale, molti di noi hanno preferito esorcizzare smarrimento e impotenza, nascondendosi dietro slogan vuoti e sicurezze fasulle. 
Molto probabilmente la medicina non avrebbe potuto salvarti; proprio per questo, però, il vero accanimento che avremmo dovuto evitare è stato quello legale, che si è interposto fra la tua vita e quella dei genitori, di fatto espropriandoli della loro patria potestà.
In realtà, caro Charlie, con la tua vicenda hai messo a nudo che nella tua vita fragile e preziosa sei semplicemente uno di noi; che anche la nostra vita, come la tua, è in bilico sull'orlo di un abisso e, a volte (non sempre, per fortuna), il progresso tecnologico contribuisce a rendere ancora più instabile e sgretolabile il terreno sul quale poggiamo i piedi.
Mentre da una parte moltissime persone avrebbero fatto chissà che cosa per salvarti la vita, la cronaca nera avvelena i nostri giorni con i delitti più efferati e gratuiti: stupri, droga, femminicidi, omicidi/suicidi. I nostri ragazzi continuano a morire, giorno dopo giorno, senza sapere perché, sostanzialmente per overdose di violenza, dis-ordine degli affetti, accanimento narcisistico.
Oggi i tuoi genitori, caro Charlie, avrebbero preparato una bella torta di compleanno; quella torta che nemmeno molti bimbi siriani, africani, delle terre più insaguinate del mondo potrebbero mai assaggiare.
Per molti di noi non saresti dovuto morire, per altri purtroppo non saresti dovuto nascere. Nello stesso tempo, persone più fortunate e sane di te stanno buttando la loro vita e quella degli altri con una leggerezza spaventosa. La stessa società che stenta a riconoscere il diritto di vivere dei malati, accetta cinicamente il diritto di morire dei sani
È questo il vero dramma del nostro tempo, che né la tecnologia, né il diritto, né il circo mediatico con tutta la sua corte assatanata di scoop riusciranno mai a risolvere: perché vivere, se dobbiamo morire? Perché morire, se possiamo vivere?
Caro Charlie, martire e fratello della nostra fragilità che ci fa tanto paura, angelo innocente e compagno discreto delle nostre solitudini disperate, facci giungere un raggio di quella luce purissima che ora fa splendere eternamente la tua vita risanata. I ciechi hanno bisogno di luce, soprattutto quando sono convinti di vedere, mentre riescono a malapena a vivere in compagnia solo della propria ombra.